Volontari grossetani:
ALUNNO VITTORIO
AMADEI LUIGI
AURELI PIETRO
BECHERINI ANTONIO
BELLUCCI RAFFAELLO
BENCI ETRUSCO
BOSCHI ALFREDO
CALAMASSI ANTONIO
CIVININI LUIGIA
FANCIULLI GIOVANNI
FRANCHI SOCRATE
FRATI GIOVANNI BATTISTA
IACOMELLI LELIO
MANNI NELLO
MOSCATELLI ERNESTO
MOSCATELLI SECONDO
NERI ERMANNO
NOZZOLI QUISNELLO
PACCIARDI RANDOLFO
PELLEGRINI FRANCESCO
RAGNI ITALO
ROSI SIRO
ROSSI ANGELO “TRUEBA”
SERNI EGISTO
TOSI MUZIO

 

 

Biografie dei volontari grossetani

 

Questa sezione specifica è destinata all’approfondimento delle vicende biografiche di 25 volontari che possono essere ascritti alla provincia di Grosseto. Si tratta di 20 volontari nati in provincia di Grosseto e di altri 5 che vengono considerati grossetani perché residenti nella provincia, ovvero i fiorentini Pietro Aureli e Quisnello Nozzoli, il senese Secondo Moscatelli e il livornese Egisto Serni. Inoltre, in una SEZIONE ESTERNA AL DATABASE sono inserite le brevi annotazioni biografiche relative a 6 volontari grossetani, la cui partecipazione alla guerra di Spagna è indicata da alcune fonti, ma non comprovata dai dati esistenti, che si è ritenuto opportuno citare ugualmente.
I 25 nominativi in questione presentano biografie approfondite attraverso le fonti locali, sia d’archivio sia edite, e vogliono essere un tentativo di definire il contributo a livello regionale della partecipazione grossetana. Su un totale regionale di 395 volontari, i 25 grossetani rappresentano, infatti, un numero significativo anche in relazione a quelli delle altre province (ad esempio, rispetto ai 19 volontari senesi o ai 22 lucchesi).
Fra loro, 11 sono ascrivibili all’area comunista, 7 sono anarchici, ben 4 sono repubblicani (il noto Pacciardi e la moglie Luigia, Etrusco Benci e Raffaello Bellucci), 1 (Nello Manni di Montieri) è socialista e 2 risultano antifascisti generici, ma si tratta di definizioni standardizzate che spesso non rendono la complessità dell’esperienza politica di questi antifascisti.
La caratterizzazione socio-professionale è, se possibile, ancora più complessa perché le professioni si adattano alle necessità: Pietro Aureli è bracciante ma, rimasto disoccupato, si inventa pescatore, mentre il fabbro Giovan Battista Frati si adatta a lavorare per un periodo nelle miniere di pirite di Gavorrano. In realtà, spesso la professione cambia in conseguenza dell’espatrio clandestino nei paesi europei, come nel caso di Nello Manni che, contadino in Maremma, deve impiegarsi come operaio in Francia. In ogni caso, possiamo inquadrare con certezza: 2 volontari grossetani nella categoria socio-professionale di “contadino”, 5 in quella di “operaio”, 2 fra gli “artigiani” e 4 fra gli “impiegati” (o liberi professionisti); inoltre ben 2 grossetani sono impiegati come marittimi.
Per quanto riguarda le vicende di questi uomini, occorre evidenziare come solo 8 volontari appartenenti alla provincia di Grosseto siano partiti dall’Italia direttamente per arruolarsi nelle milizie rosse spagnole. In realtà, la maggior parte dei grossetani è emigrata per ragioni politiche o di lavoro nei paesi europei già dalla metà degli anni Venti: ben 14 arrivano in Francia o in Belgio entro il 1926, mentre 3 lasciano l’Italia solo in seguito alla proclamazione delle leggi eccezionali. Per Boschi e Frati, Torino rappresenta una tappa intermedia prima dell’espatrio in Francia.
Di 24 combattenti grossetani identificati dalla ricerca (non comprendendo nel numero dei combattenti Luigia Civinini in Pacciardi), in 7 casi non si è potuta indicare la formazione di appartenenza. Sappiamo che 2 di loro si trovavano in Spagna prima dell’inizio della guerra (e precisamente Lelio Iacomelli e Quisnello Nozzoli detto Occe) mentre nell’agosto 1936 arrivano in Spagna i primi 4 volontari grossetani provenienti dall’estero. Un secondo gruppo di 5 arrivò alla spicciolata nell’autunno del 1936, altri 10 giunsero nel 1937 (e fra loro Alunno, Amadei, Aureli e Rossi -il Trueba- partirono insieme su una piccola barca dalla spiaggia di Castiglione della Pescaia in agosto per arrivare ad Albacete in settembre), mentre solo nel 1938 risulta arruolato in Spagna l’anarchico Ermanno Neri di Sassofortino. Particolare, inoltre, è il caso di Siro Rosi di Roccastrada che si arruola in Spagna nell’aprile 1937 dopo aver disertato dal CTV.
In Spagna Vittorio Alunno, rimasto ferito a Campillo alle otto del mattino del 17 febbraio 1938, durante la battaglia di Guadalajara, non può essere evacuato e viene fatto prigioniero; si presume fucilato dai fascisti il giorno stesso. Giovanni Fanciulli figura, invece, nell'elenco dei caduti antifascisti italiani in Spagna trasmesso dalla Commissione Interministeriale per la formulazione dell'atto di morte, ma nel fascicolo del CPC risulta ancora residente a Marsiglia nel maggio 1938… Anche nel caso di Giovan Battista Frati non si hanno certezze: per alcuni, dopo la guerra, si trasferisce in Corsica, dove muore in seguito a un'operazione chirurgica; secondo altri, dopo esser stato ferito sul fronte di Hendaye, rientra in Spagna e cade in combattimento il 12 febbraio 1937 a Morata de Tajuna.
Più differenziate le vicende dei sopravvissuti, anche se di alcuni si perdono le tracce fino al rientro in Italia e al successivo confino. Altri lasciano la Spagna già nel 1937 o nel 1938 rientrando in Francia o in Belgio, emigrando in paesi amici come il Messico (è il caso di Quisnello Nozzoli) o rifugiandosi negli Stati Uniti (come Pacciardi con la moglie Luigia).
Al contrario, 5 grossetani rimangono in Spagna fino all’ultimo e seguono il cammino della Retirada, finendo rinchiusi nei campi di internamento francesi: Pietro Aureli ad Argelès, Etrusco Benci ad Argelès e in seguito a Gurs, Ermanno Neri ad Argelès e Gurs, Italo Ragni a Gurs, Siro Rosi a S. Cyprien, Gurs e Vernet, Angelo Rossi ad Argelès, Gurs e Vernet. Dopo la conclusione della terribile esperienza dei campi (e nel caso di Aureli, Benci, Rosi e Rossi anche delle compagnie di lavoro al fronte), alcuni rientrano in Italia e sono confinati o internati, mentre altri si arruolano in Francia fra le file dei Francs Tireurs Partisans, guadagnandosi onori e medaglie (d’oro alla memoria quella conferita a Etrusco Benci, d’argento quella assegnata a Socrate Franchi).
Al principio del 1944, alcuni ex volontari li ritroviamo in Italia, arruolati nelle formazioni partigiane della Resistenza: Antonio Becherini in una formazione imprecisata, Secondo Moscatelli nella Spartaco Lavagnini di Siena, Siro Rosi nei Gap lombardi (sarà nella zona di Dongo all’arresto di Mussolini), Angiolo Rossi a capo dei partigiani della provincia di Grosseto.
Drammatica, invece, la conclusione di queste eroiche vicende nel caso di Etrusco Benci, arrestato dagli hitleriani e fucilato a Bruxelles nel tiro a segno nazionale insieme a più di 200 patrioti belgi nel giugno 1943, e di Pietro Aureli e Italo Ragni, deportati in Germania (dove il Ragni muore nel campo di concentramento di Mauthausen).